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martedì, 26. agosto 2008 15:13 • 

Autore: carpeberlin

Tiergarten- Note introduttive

Neue Nationalgalerie

Tiergarten è una circoscrizione che pare non essere tale.

Il Grande Tiergarten, uno dei parchi cittadini più grandi (atipico per Berlino) di tutta la Germania, secondo solo al Giardino Inglese a Monaco, ma più grande persino di Central Park a New York, il che fa rodere meno la prussiana invidia nei confronti dei bavaresi; la quale viene altresì risvegliata due volte all’anno, sul campo da calcio

 

di "Giuseppe Profumo"

Destino curioso: il parco che prima era la riserva di caccia della famiglia reale prussiana, nel corso degli anni ( con l’avvento dell’industrializzazione, ndt) è stato lentamente inglobato dalla città. In un tempo indefinito, alla fine della civilizzazione come noi la conosciamo, il Tiergarten sarà la cellula della nuova società, espandendosi ai danni dei quartieri circostanti.

Bisogna ringraziare Federico II (il Grande) che con il suo divieto di caccia, ha trasformato il parco da giardino per il diporto della nobiltà a spazio popolare, accessibile a tutti. Nel 1742 furono messi a tacere i fucili dentro il Tiergarten, le inferriate furono levate e il celebre Knobelsdorf prese la labirintica forma, visibile anche oggi con stagni e sculture sparse qua e là.

Anche il Giardino Botanico al confine con Charlottemburg all’inizio serviva per la caccia al fagiano. La prima grossa opera di ammodernamento fu realizzata dal noto Peter von Lennè. Il parco divenne così un pochino più inglese, più asciutto, più circospetto ma meno fitto. E così rimase, nonostante l’urbanistica nazista e l’ampliamento dell’odierna Strasse des 17en Juni, fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Durante l’inverno della grande fame, nel 1945/46, Berlino fu disboscata e il Tiergarten quasi scomparse. Dissodato, bruciato, senza più alberi né piante, era diventata una steppa destinata a rimanere tale, tant’è che c’erano già i piani per sotterrarvi le macerie e il materiali dei bombardamenti. Fortunatamente tutto ciò non ebbe luogo. I resti dei bombardamenti furono poi raccolti e portati al Teufelsberg, che oggi è un altro importante luogo di svago all’interno della città. Chi dovesse trovare un albero risalente a prima del ’45, prego si faccia avanti.

Una visita anche al Piccolo Tiergarten, magari durante la pausa pranzo, vale sicuramente la pena. Dalle parti della fermata Turmstrasse ci si può in parte rilassare dal traffico cittadino, superare la Sprea e ammirare il quartiere dell’Hansa. Da qui si può godere di una mostra a cielo aperto sull’architettura del dopoguerra intrisa di concetti in stile futurista. Alvar Alto, Oscar Niemeyer, Walter Gropius e Max Taut, riuscirono a dare una chiara, concreta e alquanto estetica nuova linea interpretativa dell’edilizia popolare, caratterizzata da ampi spazi verdi, progettati da gente del calibro di Ernst Cramer e Walter Rossow. Convinti loro di aver costruito qui “La città del domani”, che rimane per il momento agli atti; nessuno può negare però il fatto che qui sia stata creata un’oasi edilizia, che fa apparire le abitazioni popolari sotto un’altra luce rispetto quella alla quale vengono solitamente associate.

Fin qui il verde, ma dove si trova il quartiere vero e proprio? Dalla caduta del muro la sua storia è tanto sconcertante quanto noiosa. Adesso si accompagna al centro amministrativo di Mitte.Trovandosi attorniata da diversi quartieri, ci si può facilmente confondere. Per esempio nella zona sud di Turmstrsse e Invalidenstrasse, pare di essere già a Moabit. Pure a nord di Kurfurstenstrasse pare sia già Schoneberg, invece si è ancora a Tiergarten. Il quartiere insomma appare poco definito. Né carne né pesce, ma pieno di fascino. La parte sud di Moabit, ossia la parte nord di Tiergarten, secondo le parole di Max Goldt è difficile da descrivere. Ciò che rimane è l’impressione di trovarsi nel centro “povero” di Berlino, anche se alcune cose concrete non mancano, vedi: la piazza del mercato, i chioschi di currywurst, nessun negozio che vende robaccia, il rumore e tutto ciò che serve è portata di mano, come negli altri quartieri popolari. Centrale è centrale, anche se in certo modo lontano dalla Berlino più frizzante.

Chi dal parco si dirige verso sud, si immette su Potsdamerstrasse. Non bisogna stupirsi se questa via è alquanto trafficata. La Kurfurstenstrasse, nella parte sud di Tiergarten, è tuttora segnalata come fuori dalla portata dei bambini e malfamata, dove può succedere di tutto. Da queste parti è aumentato in maniera esponenziale il numero dei media che si è insediato vicino al Quartiere Governativo e il centro morale della città. La struttura degli edifici che li ospita è molto appariscente e questo non vale solo per le agenzie di pubbliche relazioni e le agenzie pubblicitarie, bensì anche per tutte quelle imprese internazionali di successo, come la “X-film”, che da alcuni contribuiscono a far crescere e commercializzare l’immagine di Berlino.

Un passo oltre il Potsdamerbrucke e un tempo si sarebbe arrivati alla fine del mondo libero, o meglio alla fine del mondo stesso per come noi lo conosciamo. L’incrociarsi di tre settori, quello americano, quello inglese e quello russo, crearono un gap proprio in quello che una volta era lo sbocco più trafficato d’Europa ( in quest’incrocio fu impiantato il primo semaforo della storia). Nella sua parte meridionale, questa zona di mezzo all’interno della città fu solo in parte riempita dall’amministrazione dell’Ovest. Eccezion fatta per le nuove costruzioni come il Kulturforum, la Neue Nationalgalerie, la Philarmonie e la Biblioteca Statale. Prima della caduta del muro questa era un’area piuttosto inospitale, da ambo i lati.

Poi ad un certo punto ci fu il boom edilizio e analogamente come nel quartiere Hansa, venne pianificata una città nella città, i cui proprietari non erano più nobili per nascita, ma per finanza. I vari Daimler-Chrysler, Sony e Sanofi-Aventis hanno mostrato i muscoli tramite l’edificazione di palazzi ed uffici, affidandosi alla creme de la creme dell’architettura internazionale. Ciò che rimane è un superlativo, un tutt’uno di scintillanti quanto costose costruzioni e grattacieli. Tutto questo lusso al berlinese medio non è che vada proprio a genio e riporta alla mente il sentimento di smarrimento che Heinrich Heine chiosava intorno al 1800 in una sua affermazione, nell’osservare il rapido sviluppo di Friedrichsdtrasse: “tutto si sposta qui”. Qui tutto è stato fatto in pompa magna, monumentale e spigoloso, al semplice scopo di impressionare, come il discutibile sistema di canalizzazione del vento ed altri esperimenti modernisti. Come i suoi centri commerciali, ormai intrinsecamente installati in questo spazio urbano. I nomi delle strade fanno pendant con le fantasiose uniformi delle guardie giurate che stanno fuori della varie “arkaden” ( grande magazzino,ndt). Tutto ciò fa venire in mente Varian Frey, lo Schindler americano.

traduzione di Fabrizio Selvaggi

Keywords: Tiergarten, quartieri, Berlino

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