Relitti della DDR XVIII
di Giuseppe Profumo
Gay e lesbiche sotto la RDT (elefanti rosa, parte III)
L'importanza del trittico "elefanti rosa" non si limita solo al titolo. Innanzi tutto, in modo analogo alle droghe, ufficialmente non esistevano rivoluzionari mondiali omosessuali. In secondo luogo il "pink elephant" è l'animale araldico segreto delle lesbiche e dei gay americani repubblicani. Come sia possibile essere allo stesso tempo omosessuali e repubblicani senza produrre un'esplosione di materia-antimateria resta tuttavia abbastanza misterioso (ma in Germania trova un esempio in Guido Westerwelle). Forse la parola "liberale" funziona da argine. Iniziò come era finita: la municipalità di Berlino Est rifiutò di riconoscere Rosa-Winkel-Häftlingen come "vittima del fascismo". Sino al 1957 era in vigore il paragrafo 175 (reso ancora più severo dai nazionalsocialisti) che metteva sullo stesso piano dal punto di vista del diritto penale l'omosessualità e le "unioni contronatura con animali”. Questo tuttavia non è un fenomeno tipico della RDT, e nemmeno tipicamente tedesco. Anche in Gran Bretagna i gay vengono definiti ancora oggi "sodomiti". Successivamente, però, la legislazione allentò i lacci: dal 1957, quando ormai ci si orientava a considerare l'omosessualità con più tolleranza, la punibilità riguardava i rapporti con giovani dello stesso sesso. Per la prima volta si pensa dunque anche al sesso lesbico... dopo tutto. A dispetto di ogni bacchettonismo la RDT, tutto sommato decisamente liberale dal punto di vista sessuale, eleva nel 1987 gli "atti omosessuali" a livello della legalità affermando che "l'omosessualità rappresenta come l'eterosessualità una variante del comportamento sessuale. Gli omosessuali non sono quindi esclusi dalla società socialista, e i diritti civili sono loro garantiti come a tutti i cittadini". De jure in Occidente non si era più rapidi, quando non ci si affannava persino a rincorrere. Nella Germania riunificata il paragrafo 175 si è conservato sino al 1994 in una versione (più moderata) del 1973. Ma le differenze erano nella vita quotidiana. Ciò che era possibile nel 1968 a un abitante della Repubblica Federale Tedesca (anche se fuggiasco dalla foresta bavarese), ovvero infischiarsene dell'opinione dei vicini, non lo era altrettanto nella RDT affollata di spioni. Un ruolo di primo piano nella percezione dell'autodeterminazione sessuale lo ha avuto Charlotte von Mahlsdorf, della quale la comunità è ancora fiera e la cui autobiografia merita di essere citata: von Mahlsdorf, Charlotte, Ich bin meine eigene Frau, Monaco, dtv, 1995. ISBN 3423120614.
traduzione di Giuseppe Campoccia
Keywords: relitti della DDR, lesbiche e omosessuali, elefanti rosa, Berlino





























