Relitti della DDR XIX
Vecchi comunisti cavalcano la nube rossa
di Giuseppe Profumo
Sono grigi nel vestire, grigi e pieni di solchi sono anche i loro visi. Grigi gli occhi e i denti dietro labbra sottili. Si sente su di loro quell'odore che molti associano ancora ai treni del Reich e ai vagoni letto Mitropa, odore che a Berlino si può ancora studiare in alcuni luoghi pubblici. Chi ha la possibilità di infilarsi dietro le quinte del Museo di storia naturale o della Clinica universitaria Charité percepisce come una leggera puntura al naso, un miscuglio di disinfettante e Xylol che sembra essere penetrato così a fondo nelle superfici da impregnarle e penetrarle ancora oggi dell'odore dei tempi andati. Un puzzo, una nebbiolina, che ci ricorda come intorno a esse sopravviva la RDT. Questi, che erano una volta i luoghi riconosciuti di ordine, sicurezza, pulizia e disciplina esemplari, emanano ancora quella specie di angoscia che si doveva avere come occidentali quando ci si affacciava al confine. La sensazione di essere sotto l'occhio di quell'autorità statale che sarebbe potuta essere la propria, se gli eventi non avessero preso un'altra piega. Chi voglia percepire questa angoscia, questo vecchio grigiore vomitevole, ha a disposizione ancora alcuni anni. È vero che la generazione dei generali ha dovuto fare un passo indietro, invecchiata già intorno agli anni della caduta del Muro e ora in gran parte deceduta, ma anche dopo la fine della rivendicazione di leadership del SED (il partito socialista unitario della ex RDT), vent'anni dopo l'undicesimo, l'ultimo, congresso di partito, ci sono ancora incontri pubblici dei vecchi quadri. Come un autobus di turisti provenienti dal passato, abbigliati uniformemente di tutto punto, si incontrano nei luoghi e nelle date importanti, e costituiscono così anche una parte della pur notevole dimostrazione Liebknecht-Luxemburg, che ne soffre alquanto. Nel giorno della morte di Rosa Luxemburg, in genere il secondo fine settimana di gennaio, ha luogo una marcia dalla Frankfurter Tor sino al monumento commemorativo dei socialisti al cimitero centrale di Friedrichsfelde. Qui non sono tra loro, ma sono visibili. Gli eredi della nomenclatura della RDT camminano mano per mano con i giovani, che sono comunisti ideali, non orientati al potere. La schizofrenia di questo rapporto con il passato deve essere chiarita: quei giovani con cui si immischiano nelle dimostrazioni perseguono obiettivi per i quali la vecchia dittatura del partito unico li avrebbe sbattuti in galera. Forse è un miscuglio impotente di fedeltà ai vecchi ideali, di testardaggine senile e confusione. O forse il comunismo non è sempre stato comunismo? Beh... non nella RDT. Alla metà degli anni Settanta il caporedattore dell'organo centrale dell'SPD scriveva: "Solo la storia ci dirà se il sistema sociale della RDT può costituire un'alternativa alla democrazia parlamentare". Così la quinta colonna – ma di chi? – si travia, incorreggibile, finché si può.
Keywords: relitti della DDR, storia, cimitero dei socialisti, dittatura comunista





























