Impressioni berlinesi XXXI
L'ora d'aria.
Fra le 23 e la 24 di domenica sera, l’ultima ora cioè sia del giorno che della settimana, a Berlino si assiste, o meglio si percepisce, ad un fatto piuttosto particolare. Per un momento, per un breve lasso di tempo, che sfugge al controllo delle lancette, la città toglie il piede dall’acceleratore e lascia defaticare i propulsori che di li poche ore ricominceranno a girare a pieno regime. É in questo momento, che dopo aver corso all’impazzata per 167 ore, Berlino riprende fiato. Lo fa quasi di nascosto, cercando lontano dai rumori massicci e dall’incessante via vai di gente, una sua bolla di pace nella quale assopirsi e della quale si ode il suo respiro profondo e lineare. S-Bahn semivuote attraversano stazioni libere dagli odori di bratwurst e cafè, metre pochi viaggiatori, silenziosi e solitari, spengono l’attesa passeggiando lungo il binario. Poco più in là l’avvicendarsi degli addetti alla sicurezza nella loro uniforme rossoblu. In strada le vie dei lampioni riflettono poche ombre. Luci al neon, qua e là, brillano languide nella notte, che avvolge i quartieri e i suoi assonnati abitanti. In quest’ora indefinita che arriva a toccare il 25° giro d’orologio, tutto sembra riportarsi ad un livello più tranquillo e sensato. Le macchine incedono senza vibrare bruscamente, così come le persone appaiono più rilassate e meno frenetiche…lasciandosi persino un po’ andare, come la commessa della farmacia di Hauptbahnhof, che mi ha dato la penna con la quale scrivere .
di Fabrizio Selvaggi
Keywords: impressioni berlinesi





























