Esiste? Non credo. Nemmeno in Germania? Difficile. E perché mai?
Tuttavia negli ultimi anni il lavoro autonomo, sta prendendo sempre più piede, soprattutto fra i giovani e i neolaureati, professionisti o pseudotali. Allo stesso tempo l’offerta dei datori di lavoro difficilmente va oltre un accordo ( per l’amor di Dio non si parli di contratto) di collaborazione. Per cui l’ intraprendente autonomo fattura, il datore di collaborazione paga il netto della prestazione e tutti sono felici e contenti. In Germania, specie a Berlino, questo modello è molto sviluppato. La selbststaendigkeit, come la chiamano è una prassi che coinvolge indiscriminatamente un po’ tutti: tedeschi, stranieri, laureati e non. D’altronde il titolo di studio, che una volta era garanzia di una buona posizione nel mondo del lavoro, oggi si traduce più facilmente in un biglietto da visita, con nome, cognome, numero di telefono e partita IVA. L’ università oggi è inflazionata e la domanda di lavoro “lauerato” supera di gran lunga la stessa offerta.
I sindacati dove stanno? Giustamente i sindacati difendono gli interessi di chi rappresentano. Il lavoratore autonomo in quanto tale non ha vincoli e si arrangia da solo in tutto e per tutto. Va bene, se però il numero di questi ultimi continua ad aumentare e fra i datori di lavoro il numero delle assunzioni continua a diminuire, i sindacati chi rappresentano? Fra qualche anno si ritroveranno seduti in cerchio, con gli anziani che narrano alle nuove leve, quant’ erano belle le lotte e gli scioperi generali del passato. Tanto vale che si mettano in proprio anche loro. In questa direzione va il mondo, quasi 10 anni dopo l’anno 2000. Tanti piccoli individui, la cui vita è organizzata come i folder di un computer. Non esistono più classi né collettività. Senza dover giudicar in termini politici, ma di semplice condivisione del posto e delle condizioni di lavoro. Quel pluralismo che si ritrova ancora all’ interno di molte aziende, grandi, medie o piccole. Che nel bene o nel male, finisce per allacciare durature relazioni interpersonali sia dentro che fuori il luogo di lavoro. Questa comunanza poi fa sì che di fronte a situazioni critiche, ci siano discussioni, prese di posizione e collegialità. Invece nel caso di una collaborazione a carattere continuativo, il lavoratore autonomo si pronuncia solo in merito alla sua posizione, trovandosi spesso così a dover sottostare, paradossalmente, alle condizioni del cliente! Non stanno bene le cose? Non c’è problema, il cliente o suddetto datore di collaborazione, può avvalersi della fatica di un altro lavoratore il quale magari agli inizi o per predisposizione accetterà supino.E’ in un certo senso la logica estremizzata del praktikum: per fare esperienza lavori mesi gratis, poi via e sotto un altro!
Un circolo vizioso che negli ultimi anni è aumentato a dismisura. Come la sempre più diffusa pratica del compenso a commissione. Ormai anche un part-time, per esempio da 400 Euro al mese, come aiutante in una bottega pare essere una pretesa. Se vendi x ricevi y e finisce la. Poi poco importa, se gli spostamenti, le telefonate ecc.. ce le devi rimettere ancora tu. Un’ insopportabile condizione di subordinamento, ormai diventata prassi.comune ed estranea a pochi settori, che a volte supera il limite del ridicolo. Come l’ annuncio che ho visto appeso per mesi sulla vetrina di un negozio di biciclette: “ Accettiamo praticanti”. Per cosa? Per pompare le gomme di una bici? No, semplicemente per avere un lavoratore e non pagarne l’assunzione. Beh ci vuol un bel coraggio ho pensato! Una volta, nel secolo scorso, il lavoro c’era o non c’era però almeno si seguiva un scala chiara, dal garzone all’ impiegato, il professionista ecc…Oggi ci sono tante modalità, contratti, contrattini, collaborazioni, tirocini, che oltre ad aver creato una gran confusione, creano molte situazioni ambigue e di qui precarie. Tant’ è che alla fine un neolaureato oggi si ritrova a ricoprire inconsapevolmente il ruolo del garzone. Questo però gli viene descritto in maniera tanto complessa e articolata, con anglicismi vari, da farlo sembrare chissà cosa. Non si distingue più la ragione dall’ assurdo: “Non studiare se no non trovi lavoro!”.
Questo fenomeno è presente in forme abbastanza simili in tutto l’occidente e non solo in Germania. L’ Occidente si autoinganna, coprendo con la parola crisi, voragine sociale che ha scavato col passare degli anni. Dopo aver consumato le risorse altrui adesso consuma se stesso. Il termine “crisi” viene dapprima genericamente accostato all’ aggettivo “finanziaria”, adesso si scopre è anche “economica” e presto riguarderà l’intero sistema capitalista. Ciò che prima si poteva forse immaginare solo astrattamente, nel giro di pochi anni sarà ben evidente in termini di ricadute umane e costi sociali.
La risposta giusta a questa situazione sarebbe una vera e propria forma organizzativa, una lobby nella quale si possano riconoscere questi lavoratori di ultima generazione. Serve perciò un sindacato degli autonomi che sia capace di far fronte alle sfide del mondo moderno e della globalizzazione. Come quella che ho visto essere stata lanciata ultimamente su molti cartelloni pubblicitari sparsi per Berlino, nei quali spiccava la figura di una giovane donna che con il suo laptop aperto, in cima al picco di una montagna, sorridevo sullo sfondo un panorama bello e rilassante. In basso c’era scritto: “lavora quando vuoi, come vuoi, dove vuoi. Mettiti in proprio”.
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