Addio a Tempelhof
Dopo mesi di discussione la chiusura dell’aeroporto più antico d’Europa ha una data: 31 ottobre 2008. L’emblematico edificio, testimone principale del blocco di Berlino durante la Guerra Fredda, in definitiva sarà convertito in un palazzo per congressi, hotel di lusso, migliaia di uffici e una clinica privata. Addio Tempelhof.
Costruito durante la Seconda Guerra Mondiale da Albert Speer, l’architetto di Hitler, era designato a diventare l’aeroporto principale di “Germania”, la magnificente e solo immaginata nuova capitale del Reich, dopo la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Al contrario di quanto auspicato dal regime Nazionalsocialista, l’aeroporto, per un breve periodo passò sotto mano sovietica, per poi diventare l’aeroporto strategico del blocco americano a Berlino Ovest, nel luglio del ’45.
Possedendo un’imponente infrastruttura, un rifornimento d’acqua indipendente, elettricità propria e dei bunker che occupavano quasi la totalità della superficie allo scopo di proteggere i lavoratori in caso di necessità. Così quel edificio, allora il più grande del mondo in quanto a superficie (oggi superato solo dal Pentagono negli USA), ha continuato a funzionare per ben cinque decadi dopo la guerra. Fu l’aeroporto del ponte aereo, l’unico grazie al quale la popolazione di Berlino Ovest potesse ricevere rifornimenti dall’esterno.
Tuttavia, dopo esser stato restituito al Governo Tedesco negli anni ’90, il funzionamento di Tempelhof si è involuto a passi da gigante. Sempre meno voli e più lamentele da parte del quartiere ad esso confinante ed una situazione economica sempre più difficile da sostenere. Ben presto si fecero avanti le proposte di chiusura o di cercare al meno una riforma adeguata. Di li a poco non tardarono a venire alla luce anche le controproposte di coloro che non volevano che sparisse un pezzo di “storia viva”.
Secondo Ralf Kunkel, direttore degli aeroporti della capitale tedesca, Tempelhof genera una perdita di 10 milioni di euro quasi ogni mese. Per questo il Governo Regionale di Berlino ha preso la decisione di chiusura definitiva nonostante la manifestata opposizione del Governo Centrale e in disaccordo con l’opinione pubblica berlinese, che si è espressa nell’ultimo referendum con una schiacciante vittoria. Ancora una volta il passo è storico: da un passato simbolico al business del futuro. La proposta di ricostruzione che va per la maggiore è quella appartenente all’imprenditore Fred Langhammer, il quale vede Tempelhof come il simbolo della libertà e per questo lo vuole sostituire con una clinica privata e un hotel.
Infine. Fino al 31 ottobre sarà possibile godere della libertà di passeggiare per le desertiche superfici di Tempelhof. A nostro modo di vedere, la cosa che più si avvicina ad un viaggio nel tempo.
traduzione di Fabrizio Selvaggi
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