30esimo Christopher Street Day
Funziona così: Berlino il 28 Giugno diventa squillante, colorata e istrionica. In occasione del 30esimo Christoper Street Day, cambia non solo il pubblico, ma anche il percorso.
Si parte dal Municipio rosso. Da est il corteo passerà per Bebelplatz, lungo la Potsdamer Platz e la Nollendorfplatz fino ad arrivare alla Siegessäule. Il motto della manifestazione: "Hai qualcosa in contrario?". Bisogna richiamare l’attenzione al fatto che "schwul" (gay) è tra i giovani una tra le più comuni apostrofi di scherno. La motivazione ufficiale del motto è dunque che "chi apprende la parola "schwul" in termini dispregiativi si sentirà incoraggiato a svilire gli omosessuali, anche con l’uso della violenza. L’odio si fa largo tra le strade e trova ogni giorno nuovi adepti." Come di consueto il comizio conclusivo si terrà sotto la "Elsa d’oro" (come i berlinesi chiamano la Statua della Vittoria – n.d.T.). Sul palco saliranno, a partire dalle 18, The Alpine dalla Danimarca, Bodies without Organs dalla Svezia e Futon da Bangkok. 500 mila è l’incredibile numero dei partecipanti dell’anno scorso e per questo anniversario tondo tondo ne sono previste ancora di più.
Ma come è cominciato tutto? Nei giorni precedenti al 27 Giugno del 1969 la situazione per gays e lesbiche in Chritopher Street a New York si stava facendo dura e spietata. Gli omosessuali, marchiati come criminali, vivevano privi di riconoscimento sociale alcuno. Allo Stonewall In Bar, punto di ritrovo per la scena gay, si effettuavano perquisizioni continue ai limiti della legalità. La violenza era all’ordine del giorno, e quella sera del 27 Giugno sfociò in brutalità. La goccia che fece traboccare il vaso. La clientela del bar resistette e per poco non vinse, finché la polizia non tornò con i rinforzi. E proprio quello fu il momento in cui ebbe inizio la sollevazione di gay e lesbiche contro l’oppressione. Difendosi pretesero anche la fine delle discriminazioni.
Oggi abbiamo già ottenuto qualche riconoscimento, non è tuttavia abbastanza. Vivere pubblicamente come gay o lesbica significa ancora, in alcuni casi, vivere nell’emarginazione e disprezzo. Tenete dunque alte le bandiere arcobaleno e saltate a bordo del corteo!
Traduzione di Matteo Anastasio
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