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		<title>Carpeberlin: Being a visitor, not a tourist</title>
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		<description>RSS-Feed Carpeberlin -- Being a visitor - not a tourist</description>
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			<title>Carpeberlin: Being a visitor, not a tourist</title>
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			<description>RSS-Feed Carpeberlin -- Being a visitor - not a tourist</description>
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		<lastBuildDate>Tue, 19 Jan 2038 03:14:07 +0100</lastBuildDate>
		
		
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			<title>Impressioni berlinsei XXI</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/impressioni-berlinsei-xxi/</link>
			<description>Bernauerstrasse. Era lungo questa via, che si snoda dal Mauerspark fino a Nordbahnhof, uno dei fronti più caldi del muro.</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext"><b>Bernauerstrasse</b>: da un lato Mitte/Prenzlauer Berg. Dall’altro Wedding. E fra loro un muro che corre parallelo, frammentato dalle case che con l’entrata ad est si affacciavano ad ovest. È in queste contrade, attraverso questo finestre e sotterranei che si svolsero i momenti più tragici della guerra fredda, caratterizzando la vita e le scelte di un popolo diviso. Lo scorso agosto Isotta e Fabio e praticamente anche Giacomo e Casey ed io, abitavamo qui, in una via parallela (Reihnsbergerstrasse, ndr) a Bernauerstrasse, un centinaio di metri “al di qua”. La topografia rispetto ad allora è notevolmente cambiata nei pressi dell’ex muro. La stessa dittatura, per fare spazio “all’impianto di difesa antifascista e antimperialista” (come veniva ufficialmente chiamato il muro, ndr), fece spostare in blocco mezzo cimitero e fece demolire una chiesa intera. Tuttavia è ancora visibile la striscia della morte, quella terra di nessuno dove, negli anni ’70 e ’80 ultimato il muro di quarta generazione, si andava incontro a morte certa. Una ampia e vuota striscia di terra, delimitata anteriormente da cavalli di frisia e filo spinato, illuminata a giorno durante la notte, controllata dalle vedette dall’alto e dai cani addestrati dal basso. In memoria di questa follia, al numero civico 111 di Bernauerstrasse c’è un <b>centro documentazione e storia del muro</b>. Di fronte c’è un lungo tratto di muro lasciato intatto a ridosso del (suddetto) cimitero. Una sezione di muro, lunga non più di 50 metri è stata ripulita dai graffiti ed incastonata fra due blocchi di acciaio alti e spessi ai lati, chiuso da un muro un po’ meno alto dell’originale e ad esso parallelo, in modo da formare un quadrato. Sbircio dalle fessure (probabilmente apposite) che ci sono tra una lastra e l’altra, ma non vedo nient’altro che una striscia di terra ed un vuoto surreale. Un memoriale che come spesso accade in Germania ( vedi <b>Museo Ebraico</b> ) vuole trasmettere una testimonianza non solo all’intelletto, ma vuol far sapere anche fisicamente cosa significhi trovarsi rinchiusi o intrappolati. Dentro il centro di documentazione ci perdo le ore. Video, archivi, leggo testimonianze e documenti copie degli originali. Nella sala video, c’è un filmato sulla storia del muro che gira ininterrottamente. Mentre salgo le scale che portano sopra al punto panoramico, pannelli esplicativi ripercorrono le tappe della guerra fredda. Al primo piano mi fermo per visitare la mostra permanente, anch’essa interattiva (insieme ai pannelli esplicativi c’è un cornetta del telefono tramite cui si sente la voce di cittadini e politici: testimonianze, interviste e discorsi dell’epoca) e strutturata su tre linee che si incrociano fra loro. Le tre linee presumibilmente rappresentano: tempo, dittatura e popolo. Sulla parete in fondo c’è una lapide che riporta cronologicamente i nomi di tutte le vittime del muro, quasi tutte ferite a morte dagli spari delle guardie. In fondo ci sono anche i nomi dei soldati uccisi dai fuggitivi o dal fuoco degli agenti di polizia dell’ovest. Questa mostra non suscita nessuna “ostalgie”. Fra questi corridoi, immagini, volti, si respira invece il dramma e il peso della storia, l’atrocità di vite spezzate in nome di un sistema. Quando esco, mentre sto dando un ultimo sguardo al muro e all’imponente struttura del memoriale, dei ragazzi francesi si fanno avanti e mi chiedono di scansarmi perché stanno girando un videoclip. Sono posizionati lungo tutto il viale sul quale sorgono i resti del muro. Un ragazzo in piedi ad un estremo, una ragazza seduta in mezzo e un altro ragazzo in piedi sull’altra estremità. A fianco di lui c’è un furgone in attesa di partire, le 4 frecce accese e lo sportello aperto, dal quale sbuca la cinepresa. Il ragazzo inizia a correre, parallelamente seguito dal furgone. Continua a correre e come raggiunge la ragazza seduta la prende per un braccio e iniziano a correre insieme; la giacca che la ragazza teneva fra le mani le cade e rimane ai piedi del muro. I due corrono a perdifiato e tenendosi per mano raggiungono l’altro ragazzo fermo all’incrocio. Una scolaresca in visita osserva la scena e applaude entusiasta. </p>
<p class="bodytext">di Fabrizio Selvaggi</p>]]></content:encoded>
			<category>Opinone</category>
			
			
			<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 12:23:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Relitti della DDR X</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/relitti-della-ddr-x/</link>
			<description>di Albert Pank

Il Checkpoint Charlie come crocevia di terrore (attuale)</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Il confine una volta più famoso è oggi quasi irriconoscibile. Come la Porta di Brandeburgo avvolta dal filo spinato (ma priva di passaggio) questo limite tra i settori, con le guardiole e i sacchi di sabbia incastrati nella stretta Friedrichstrasse e la drammatica prospettiva dall'Ovest sugli edifici nel settore orientale, è diventata l'icona stessa della divisione. Nel museo del Muro, accanto al Checkpoint, è ospitato e documentato ciò che dapprincipio, qui più che altrove, si era cercato di cancellare. Il Checkpoint Charlie costituisce così un progetto di prestigio per le due parti della città, ovvero un esempio del nuovo uso di ciò che è ritornato disponibile, sebbene, in altre zone di quella che era una volta la “striscia della morte”, nessuno sembri preoccuparsi del fatto che crescano le erbacce. Gli edifici nella parte orientale della Friedrichstrasse si presentano oggi in un nuovo splendore, la “fine perduta” appartiene ora a Kreuzberg, e i turisti restano spesso confusi se si chiede indovinare da che parte sia l'Ovest. Alcuni anni dopo la caduta del Muro si è ricollocata qui una guardiola, e dalle due parti sono ora visibili due enormi ritratti, rispettivamente di un soldato americano e di un soldato sovietico, dalle facce piuttosto timide. L'impressione complessiva è piuttosto piacevole, e ciò toglie a questo luogo il terrore che incuteva in passato. </p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext">Sino alla caduta del Muro, in questa zona vicina al confine di Mitte potevano abitare solo cittadini la cui fedeltà alla RDT era dimostrata. Ai vertici del Partito questa zona sembrava troppo spinosa. La Axel Springer, casa editrice di Berlino-Ovest, lanciava messaggi verso Est dallo schermo luminoso del suo grattacielo vicino al confine, nella Kochstrasse. Perciò si dovevano costruire case più alte, per chiudere la vista, e riempirle di abitanti fedeli e refrattari a qualsiasi forma di propaganda. </p>
<p class="bodytext"><img width="300" src="uploads/RTEmagicC_checkpoint-charlie_02.jpg.jpg" height="404" alt="" /></p>
<p class="bodytext">Quella che era una volta la parte dell'Est di Friedrichstrasse è oggi, insieme a Ku'damm, la via più importante per lo shopping, in ogni caso con meno fascino, sebbene l'edificio delle <b>Galeries Lafayette</b> costituisca qui un'eccezione. “Qui c'è corrente”, notava geniale e caustico Heinrich Heine quasi 200 anni fa. Ciò può venire in mente anche oggi e probabilmente dipende dall'impostazione neoguglielmina, che non aiuta i cittadini a dare vita a incontri di piazza per parlare di cultura. </p>
<p class="bodytext">Il viennese <b>Café Adler</b>, vicino al Checkpoint, è forse il luogo ideale per una pausa. Questo luogo, che aveva vita difficile con il Muro alle spalle, non è praticamente cambiato. </p>
<p class="bodytext">traduzione di Giuseppe Campoccia</p>]]></content:encoded>
			<category>Cittá</category>
			
			
			<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 11:56:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Festival delle porte aperte</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/festival-delle-porte-aperte/</link>
			<description>Il festival delle porte aperte (All Nation Festival), coinvolge le ambasciate di 21 Paesi del mondo presenti a Berlino, tra cui:</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Afghanistan, Bolivia, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Giamaica, Kirgichistan, Lesotho, Malaysia, Malta, Myanmar, Nepal, Nicaragua, Niger, Panama, Sri Lanka, Sudafrika, Cipro, più la Casa Europea del Parlamento Europeo e della Commissione Europea. </p>
<p class="bodytext">Un occasione di incontro e scambio, il cui tema quest’anno è la colazione. Questo sabato si ha dunque la possibilità di conoscere la gastronomia e la musica delle rispettive nazionalità. </p>
<p class="bodytext">Per&nbsp;intraprendere&nbsp;questo “viaggio intorno al mondo” bisogna munirsi di un Festival Pass, che è gratuito&nbsp;è disponibile fino ad esaurimento. I pass si possono prendere negli Info Point presso Hauptbahnhof (stazione centrale), Kranzlereck, la Porta di Brandeburgo, Pavillon vicino il Reichstag e in tutte le ambasciate che partecipano alla manifestazione. </p>
<p class="bodytext"><b>Quando? </b>5 luglio 2008</p>
<p class="bodytext"><b>Orario</b>: dalle 11 alle 18 </p>
<p class="bodytext">Per maggiori info vai su: www.allnationfestival.de </p>]]></content:encoded>
			<category>Cultura</category>
			
			
			<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 17:19:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Babilonia, mito e verità</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/babilonia-mito-e-verita/</link>
			<description>Al Pergamonmuseum, uno dei più grandi musei archeologici del mondo, è fruibile fino al 13 luglio la mostra sulla antica Babilonia.</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Partendo da una ricostruzione della porta antica, la mostra vi accompagnerà attraverso il fascino e la cultura, l’assetto sociale e le scritture cuneiformi, gli oggetti e le rappresentazioni, il mistero e la vita quotidiana, della mitica “Porta di Dio” (questo il significato di Babilonia o Babele, che dir si voglia, ndr). </p>
<p class="bodytext"><b>VERITÁ</b> Questa parte della mostra, porta alla luce ciò che si nasconde dietro la leggenda di Babele. Essa riassume 150 anni di scoperte scientifico-archeologiche sull’epoca babilonese, gettando lo sguardo in diversi aspetti del vivere sulle sponde dei fiumi Tigri ed Eufrate, nell’arco di tempo di 3000 anni. </p>
<p class="bodytext"><b>MITO</b> Dietro delle tendine nere si cela la parte oscura della civiltà babilonese e il viaggio in questo mondo magico può cominciare con la proiezione di un video dal titolo “muri parlanti”, il quale mostra una massa di bocche parlanti che rispecchiano un po’ quello che è lo smarrimento linguistico del nostro tempo. In questa parte della mostra, i visitatori apprendono di come Babilonia è storicamente assurta ad essere la città folle, del caos linguistico, della tirannia e del peccato. Qui non vengono trattati i fatti scientifici, al contrario, viene approfondita la mitologia, calcando la mano sull’alone di mistero che avvolge questa città dell’antichità. </p>
<p class="bodytext">Per la prima volta i tesori dell’archeologia babilonese, appartenenti a diversi musei del mondo (Museo del Louvre, Reunion des Musee Nationaux, British Museum) vengono riuniti e presentati in una sola mostra, qui al Pergamonmuseum. </p>
<p class="bodytext"><b>Quando</b>: dal 26/06/2008 al 5/10/2008 </p>
<p class="bodytext"><b>Orari</b>: do-me 9-18; gi-sa: 9-22 </p>
<p class="bodytext"><b>Dove</b>: Pergamonmuseum, presso la Museuminsel. </p>
<p class="bodytext"><b>Ingresso</b>: 12 Euro; ridotto 6Euro </p>
<p class="bodytext">Tutti i musei statali il giovedì sera (dalle 18, ndr) sono fruibili gratuitamente. Il Pergamonmuseum né escluso per l’intera durata della mostra su Babilonia. </p>
<p class="bodytext">testo adattato da Fabrizio Selvaggi </p>]]></content:encoded>
			<category>Cultura</category>
			
			
			<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 14:39:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Basket su sedia a rotelle</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/basket-su-sedia-a-rotelle/</link>
			<description>Il 5/07/2008 l’Associazione Sportiva Handicap Berlin (SGH Berlin), organizza a Berlino i try-out di basket su sedia rotella, facenti parte del circuito nazionale della Associazione Tedesca per lo...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">I try out di basket su sedia rotelle, che hanno luogo in tutto il Paese, sono un occasione per scoprire nuovi talenti e promuovere il programma basket della Associazione Tedesca per lo Sport su sedia a rotelle (DRS). </p>
<p class="bodytext">Possono partecipare anche ragazzi e bambini, che vogliono avvicinarsi allo sport e mettere alla prova la loro abilità. La maggior parte dei partecipanti vengono da Berlino e la regione del Brandeburgo, ma in alcuni casi anche da più lontano, come Rostock, Hannover o Zwickau. Ad allenarli ci sono esperti trainer della DRS. </p>
<p class="bodytext"><b>Quando</b>: 5/07/2008 </p>
<p class="bodytext"><b>Dove</b>: Sporthalle der Peter-Ustinov-Schule Ecke Kuno-Fischer-Str. / Neue Kantstr. 23/24 14057 Berlin </p>
<p class="bodytext"><b>Orario</b>: 10-16 Fermata della metro (S-Bahn): ICC/Messe Nord </p>
<p class="bodytext"><b>Bus</b>: M49 </p>
<p class="bodytext">Per ulteriori info vai su: www-sgh-berlin.de</p>
<p class="bodytext"><a href="http://www.drs-rollstuhlbasketball.de/start/start.php" target="_blank" >http://www.drs-rollstuhlbasketball.de/start/start.php</a> </p>]]></content:encoded>
			<category>Pari Opportunità</category>
			
			
			<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 13:18:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Cirque du Soleil a Berlino</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/cirque-du-soleil-a-berlino/</link>
			<description>Anche a Berlino è approdato Varekai, l’attuale show de Cirque du Soleil</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Varekai che nella lingua rom degli significa “verso ogni dove”, vuole essere un tributo alla vocazione e lo spirito nomade delle popolazioni zingare, che è speculare all’arte e la tradizione circense. </p>
<p class="bodytext">Il mondo di Varekai, colorato, vivace e dove tutto è possibile, è rappresentato da un viaggio in una valle magica. Numeri di equilibrismo e acrobazia “il volo di Ikaro”, danzatori georgiani, acrobati russi, clown e molto è in serbo per far brillare di meraviglia gli occhi del pubblico.</p>
<p class="bodytext">Varekai lo si può vedere<b> fino al</b> <b>13 luglio</b> nel Grand Chapiteau a Ostbahnhof presso la O2 World Arena. </p>
<p class="bodytext"><b>Biglietto</b> d’entrata: 35Euro. Ridotto: 25E. </p>
<p class="bodytext"><b>Fermata della metro</b>: Ostbahnhof; Warschauerstrasse </p>]]></content:encoded>
			<category>Cultura</category>
			
			
			<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 13:47:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>NBA 5tour 2008, Berlino 12-13 luglio </title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/nba-5tour-2008-berlino-12-13-luglio/</link>
			<description>Dal 12 al n13 luglio 2008 nell’area della fiera di Berlino torna lo Streetball a Berlino. </description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Potrai sfogare la tua voglia di Basket, in diverse competizioni tra cui: 5-contr-5, 1-contro-1, gara delle schiacciate, gara del tiro da 3 e altri highlights.</p>
<p class="bodytext"><b>Quando?</b> 12-13 luglio 2008</p>
<p class="bodytext"><b>Dove?</b> ICC Messe-Eingang Sud</p>
<p class="bodytext"><b>Fermata della metro</b>: Messe Sud&nbsp;</p>
<p class="bodytext">Per il formulario e ulteriori info vai su:</p>
<p class="bodytext"><a href="http://www.nba.com/global/adidas5ive/germany/" target="_blank" >http://www.nba.com/global/adidas5ive/germany/</a> </p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			<category>Azione</category>
			
			
			<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 11:49:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Impressioni berlinesi XX</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/impressioni-berlinesi-xx/</link>
			<description>A ora meridiana, nell’unico momento di sole, che coincideva anche con quello più mite, sono andato in cerca del nuovo (aperto a fine luglio 2006) DDR Museum.</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Ne avevo sentito parlare molto, su radio e giornali, per cui mi aspettavo fosse piuttosto grande, magari dentro ad un palazzo. Tant’è che quand’ero stato qui in dicembre non l’avevo trovato. Cammino lungo Karl-Liebknecht-Strasse e mi guardo in giro. L’indicazione dice: “di fronte al duomo, lungo il fiume”; non poteva essere più chiaro, fatto sta che lo trovo quasi per caso. Infatti è interrato e a due passi dalla sponda del fiume Sprea: esattamente il contrario di come me l’ero immaginato… Sul muretto color ocra c’è un’insegna blu <b>“DDR Museum</b>”. Pago l’entrata, 5 euro e inizio a girare. La prima cosa che faccio è mettermi al posto di guida di una <b>Trabant </b>che è esposta nella parte anteriore. Non è solo da ammirare, si può persino girare la chiave e far borbottare il motore! La mostra infatti è monografica, interattiva e focalizzata nel rappresentare quella che era la vita quotidiana della ex Repubblica Democratica Tedesca. Vengono esposti un gran numero di oggetti di uso domestico e personale, si possono aprire cassetti e armadi, sbirciare negli appunti delle brigate di lavoro, si può ascoltare la musica del tempo o guardare un video di simil-propaganda sulle abitazioni popolari stando comodamente seduti nelle autentiche poltroncine di un cinema made in DDR. Ci sono le divise della FDJ (Freie Deutsche Jugend), l’associazione giovanile nella quale venivano inquadrati i ragazzini. C’è l’angolo della Stasi, un buio studiolo dove ci si può sedere davanti ad un apparecchio e ascoltare con le cuffie una conversazione intercettata. I pannelli esplicativi sono chiari e concisi. Nel salone, sulle colonne potanti, spesse e color granata, sono incisi gli slogan del partito comunista, tra cui: <i>“Mehrmlas in der Woche Sport zu treiben”;</i> “<i>Seid bereit, immer bereit gegen die Aggression der USA”</i>; <i>“Was wir heute lernen und arbeiten ist fur das Leben morgens”*.</i> La mostra non è interessata fare ricostruzioni storico-politiche, né a dare giudizi, più che altro vuole essere una testimonianza di un tempo ed uno Stato che non c’è più. Per alcuni potrà essere Ostalgie, per altri scoprire “come vivevano”. A me l’impressione globale dell’esperienza del socialismo reale in salsa tedesca è che si trattasse di una società semplice, non per questo povera, ma certamente monotona, dittatoriale e liberticida. Le donne vivevano in funzione della casa e della cucina, i maschi dovevano garantire il benessere familiare. Pochi gli svaghi e meno ancora i viaggi. Le mete di lusso erano le spiagge del Mare del Nord, i boschi della Turingia e per chi poteva concedersi il lusso dell’aereo, la grande madre Russia. Chi invece non si accontentava o era troppo curioso, anche solo a livello culturale e non necessariamente politico, cadeva nel peccato e diventava oggetto di studio e persecuzione da parte della Stasi. Questa mancanza di libertà individuale, di non potersi esprimere oltre i rigidi paletti piantati dalla dittatura, l’appartenere a un mondo limitato al blocco comunista, questa monotonia, ha inciso secondo me in maniera maggiore di quanto lo stato-partito pensasse fosse possibile a fine ‘89, dopo una decade nella quale, lo stesso si era rinforzato ed era stato riconosciuto anche a livello internazionale, addirittura come decima potenza mondiale. </p>
<p class="bodytext">di Fabrizio Selvaggi</p>
<p class="bodytext">*&quot;Fare sport più volte alla settimana&quot;; &quot;Siate pronti, sempre pronti contro l'aggressione degli USA&quot;; &quot;Il lavoro di oggi e quello che impariamo è per la vita di domani&quot;</p>]]></content:encoded>
			<category>Opinone</category>
			
			
			<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 11:48:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Relitti della DDR IX</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/relitti-della-ddr-ix/</link>
			<description>di Albert Pank

&quot;Treptow&quot;, come indicano le virgolette, è qui trattato più che altro come “un'idea percepita”. Un'idea percepita innanzi tutto da colui che abitualmente si aggira a Kreuzberg o a...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">E ciò ci teniamo a dirlo senza alcuna ritrosia. Questo “di là” si chiama “Treptow”, ma la definizione non è più del tutto corretta. “Alt-Treptow” sarebbe più giusto: questa era la parte più settentrionale e quella che dava il nome alla circoscrizione di Treptow, di recente inclusa in Treptow-Köpenick. Tuttavia, il sapere percepito non si interessa delle fusioni condotte per risparmiare sui costi di amministrazione. Treptow è il nome della vibrazione che predomina al di là del canale. </p>
<p class="bodytext">Diversamente da Lichtenberg, Köpenick, Karlshorst e altri quartieri di quella che era Berlino Est, che non confinano con l'Ovest e il cui “fresco rifornimento di Est” è garantito, Treptow, come si è detto, confina direttamente con la vecchia Berlino Ovest. Ma non solo: è come un cuneo nell'Ovest, per due terzi quasi racchiuso tra Neukölln e kreuzberg. Se sembra comprensibile che in altri quartieri dell'Est la situazione possa restare nella sostanza invariata, Treptow costituisce invece in questo senso un enigma. Altrove ci si può addentrare nell'Est solo in parte. Qui ce lo si trova davanti tutto insieme. Il passaggio Est-Ovest è in questo luogo, dietro la Schlesische Strasse e sul Landwehrkanal come in nessun altro. </p>
<p class="bodytext"><img width="300" src="uploads/RTEmagicC_treptow-arenagelaende_03.jpg.jpg" height="201" alt="" /></p>
<p class="bodytext">A questo punto si supera l'antico ponte ferroviario sul canale al termine del Görlitzer Park. La rulottopoli <b>Lohmühle</b> è un'ultima propaggine della vecchia cultura exterritoriale di Kreuzberg. Ma già nella Lohmühlenstrasse stessa il mondo è definitivamente diverso. Certo, verso sud, sul <b>Puschkinallee</b>, ci sono belle case signorili, nelle quali vivono famosi professori. Nel complesso, però, le strutture popolari di un tempo sono rimaste intatte. Non c'è stata una penetrazione in grande stile di abitanti dalle zone dell'Ovest confinanti. Non c'è stato alcun trabocco. La resistenza apparentemente inattaccabile dell'antica divisione è degna di nota. Quasi non si riesce a credere quanto poco ci si sia l'influenzati reciprocamente. </p>
<p class="bodytext">In Mitte, Prenzlauer Berg e anche in Freidrichshain vi erano certamente strutture più adeguate per favorire l'impavida immigrazione dall'Ovest (basti pensare ai bagni esterni, alle stufe a carbone, alle finestre mal isolate). Prenzlauer Berg era già prima della caduta del muro un quartiere di artisti. Successivamente è giunta qui gente dalla Germania Federale e da Berlino Ovest con ambizioni simili, sino a che questo non è diventato il quartiere delle giovani famiglie appagate. A Treptow ciò non era possibile. Noi non ci intestardiamo a descrivere a tutti i costi il fallimento di un unione, ma qui non si può che constatarlo. </p>
<p class="bodytext">Il già citato Treptower Park, con il suo monumento commemorativo sovietico, è una particolarità. Anche girovagando non si trova altro. Il berlinese stesso dovrebbe fare delle ricerche, e questa è la prova più evidente che non c'è molto di più di cui valga la pena parlare. Per l'indigeno vale il principio che di qualcosa, quando è interessante, si venga semplicemente a sapere, poiché brilla di luce propria. </p>
<p class="bodytext">Proponiamo di camminare, tenendo la sinistra, dalla Schlesische Strasse oltre il ponte sino ai padiglioni in laterizio per visitare il mercatino delle pulci. In piena estate si può fare una scappata alla Badeschiff, una piscina collocata nello Sprea non troppo lontana dal palaconcerti Arena. Chi non vuole camminare sino al Treptower Park può passeggiare lungo il Landwehrkanal. Il lato appartenente a Kreuzberg era chiamato “la fine del mondo”. Di qui si dipartono oggi due ponti. Vale la pena andare a Treptow non per la high-life, che qui non esiste, ma per farsi un'impressione complessiva di quel tappeto rammendato che è Berlino. </p>
<p class="bodytext">traduzione di Giuseppe Campoccia </p>]]></content:encoded>
			<category>Cittá</category>
			
			
			<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 11:16:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Relitti della DDR VIII</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/relitti-della-ddr-viii/</link>
			<description>di Albert Pank

La chiesa in stile neoromanico nella parte più periferica di Mitte si trova già sull'elevazione di Prenzlauer Berg, ed è percepita dagli abitanti come se in realtà appartenesse a...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Sebbene dal punto di vista della storia architettonica lo storicismo sia poco interessante, nella scelta del luogo per questa costruzione del 1873 si dimostra una volta di più la sensibilità delle istituzioni ecclesiastiche, in questo periodo ancora monopolistiche nelle questioni spirituali, per i nodi energetici più adatti alle proprie filiali. </p>
<p class="bodytext"><img width="300" src="uploads/RTEmagicC_Zion2_03.jpg.jpg" height="218" alt="" /></p>
<p class="bodytext">In una Berlino generosamente pagana, nella quale molti edifici ecclesiastici frattanto costruiti a schiera vivacchiano infelicemente, la Zionskirche costituisce qualcosa di singolare. Se si arriva dal centro, la si raggiunge salendo per la Veteranenstrasse oppure superando la cima del parco sulla Weinbergsweg. La sua torre svetta da lontano, senza monumentalità ma ben visibile. Quando ci si trova sulla piazza con i suoi alti tigli, si irradia in effetti dalla facciata come un'aura di conforto. A sinistra, all'angolo con Kastanienallee, è visibile il <b>Café 103</b>, una porta di accesso alla mondana o pseudo-mondana (as you like) nuova Berlino-Est. Nella parte posteriore, all'ombra, sopravvive ancora la <b>Kapelle,</b> uno dei nuovi caffè sorti subito dopo la caduta del muro. Se verso <b>Arkonaplatz</b> si presenta un lato piacevole per le giovani famiglie, verso destra scorrono invece già le pulsanti propaggini del Volkspark am Weinberg. </p>
<p class="bodytext"><img width="300" src="uploads/RTEmagicC_Zion1_02.jpg.jpg" height="218" alt="" /></p>
<p class="bodytext">La chiesa della comunità del resistente <b>Dietrich Bonhoefer</b> ha condotto sotto la RDT un'esistenza poco spettacolare. Per quanto essa, come istituzione, fosse importante per l'opposizione, la Zionskirche non finì mai al centro dell'attenzione come la <b>Gethsemanekirche</b> nella Stanfarder Strasse. Come simbolo essa è meno presente... perciò stesso, costituisce un luogo più pregnante. </p>
<p class="bodytext">Che tu sia lodato fascino discreto di Zionskirchplatz!</p>
<p class="bodytext">traduzione di Giuseppe Campoccia&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			<category>Cittá</category>
			
			
			<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 13:48:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>Impressioni berlinesi XIX</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/impressioni-berlinesi-xix/</link>
			<description>Entrare da soli in un bar, sedendosi al banco non è vista come una cosa fuori dal normale</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Ieri sera all’Astro Bar, nel vivace e colorito <i>Kiez </i>(termine questo che dopo quasi un anno ho fatto mio!&nbsp;e può voler dire sia&nbsp;zona, quartiere, rione o indicare due strade in croce) di Simon-Dach Strasse ne ho avuto l’ennesima conferma. La gente è molto aperta e scambiare due parole con uno sconosciuto rientra nella normalità delle cose. Sarà probabilmente per l’elevato tasso di mobilità, c’è un numero enorme di persone che si sono trasferite qui, che magari hanno vagato per anni trovando qui una meta stabile. La gente è quindi automaticamente più aperta, perché abituata a trovarsi e confrontarsi con nuove realtà. Stando alle stime di “Der Spiegel”, ammonta a 1.300.000 il ricambio di popolazione avvenuto in seguito alla caduta del muro. Impressionante! Qui insomma, se qualcuno ti vede seduto al bancone da solo, si incuriosisce e attacca bottone. Non vieni guardato come se fossi un brutto male, come avviene nella città media italiana, dove persino andare al cinema da soli è considerata un’eresia! Mobilità e curiosità. </p>
<p class="bodytext">di Fabrizio Selvaggi </p>
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<p class="bodytext">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			<category>Opinone</category>
			
			
			<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 16:13:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>30esimo Christopher Street Day</title>
			<link>http://www.carpeberlin.com/italiano/web/news-single/article/30esimo-christopher-street-day/</link>
			<description>Funziona così: Berlino il 28 Giugno diventa squillante, colorata e istrionica. In occasione del 30esimo Christoper Street Day, cambia non solo il pubblico, ma anche il percorso.</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Si parte dal Municipio rosso. Da est il corteo passerà per Bebelplatz, lungo la Potsdamer Platz e la Nollendorfplatz fino ad arrivare alla Siegessäule. Il motto della manifestazione: &quot;Hai qualcosa in contrario?&quot;. Bisogna richiamare l’attenzione al fatto che &quot;schwul&quot; (gay) è tra i giovani una tra le più comuni apostrofi di scherno. La motivazione ufficiale del motto è dunque che &quot;chi apprende la parola &quot;schwul&quot; in termini dispregiativi si sentirà incoraggiato a svilire gli omosessuali, anche con l’uso della violenza. L’odio si fa largo tra le strade e trova ogni giorno nuovi adepti.&quot; Come di consueto il comizio conclusivo si terrà sotto la &quot;Elsa d’oro&quot; (come i berlinesi chiamano la Statua della Vittoria – n.d.T.). Sul palco saliranno, a partire dalle 18, <i>The Alpine</i> dalla Danimarca, <i>Bodies without Organs</i> dalla Svezia e <i>Futon</i> da Bangkok. 500 mila è l’incredibile numero dei partecipanti dell’anno scorso e per questo anniversario tondo tondo ne sono previste ancora di più. </p>
<p class="bodytext">Ma come è cominciato tutto? Nei giorni precedenti al 27 Giugno del 1969 la situazione per <i>gays</i> e lesbiche in Chritopher Street a New York si stava facendo dura e spietata. Gli omosessuali, marchiati come criminali, vivevano privi di riconoscimento sociale alcuno. Allo <i>Stonewall In</i> Bar, punto di ritrovo per la scena gay, si effettuavano perquisizioni continue ai limiti della legalità. La violenza era all’ordine del giorno, e quella sera del 27 Giugno sfociò in brutalità. La goccia che fece traboccare il vaso. La clientela del bar resistette e per poco non vinse, finché la polizia non tornò con i rinforzi. E proprio quello fu il momento in cui ebbe inizio la sollevazione di gay e lesbiche contro l’oppressione. Difendosi pretesero anche la fine delle discriminazioni. </p>
<p class="bodytext">Oggi abbiamo già ottenuto qualche riconoscimento, non è tuttavia abbastanza. Vivere pubblicamente come gay o lesbica significa ancora, in alcuni casi, vivere nell’emarginazione e disprezzo. Tenete dunque alte le bandiere arcobaleno e saltate a bordo del corteo!</p>
<p class="bodytext">Traduzione di Matteo Anastasio</p>]]></content:encoded>
			<category>Pari Opportunità</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 19:10:00 +0200</pubDate>
			
		</item>
		
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